• 09 Feb 13

La lingua francese offre una bella espressione per definire chi, nell’immagine e nel fisico, corrisponde al ruolo. Alessandro Savelli appartiene a questa categoria. Lui è Preside del Liceo ed è anche Direttore della Libera Accademia. La sobrietà evidente deriva dalla genetica e l’ascendenza romagnola delinea nel suo viso una velata memoria di ritratti famosi in altro tempo e appartenenti alla storia d’Italia.

Da Ravenna imperiale a Desio operosa, radici e fondamenta, il passato e il presente. Un angolo per accogliere il pensiero, uno per dipingere e forti scaffali per custodire il raccolto. La libreria di volumi d’arte pare sprofondare da un momento all’altro, carica di carta e di riflessioni vissute. Nel vecchio borgo che appartenne a botteghe e artigiani non si penserebbe un luogo di silenzio e di grande orizzonte. Un rifugio in ombra, nella strettoia di vecchie strade, nel sapore grigio delle case, ove improvvisa si apre una fucina di luminosità.

Paesaggio dell’animo o evocazione naturalistica, nel suo dipinto la prospettiva dello spazio infinito campeggia sempre, dichiarazione di fede o di ottimismo. Costruttivo per carattere, Savelli guarda e vede in positivo, disegna ipotesi di soluzione nei contrasti e negli equilibri, dispone pesi e toni nella vita come nella pittura. Poi si concede un po’ di compiacimento e non si nasconde nella risata soddisfatta. Ormai è frequente riscontrare nel curriculum di qualche giovane il riferimento alla sua scuola ed è nota significativa, non solo nel valore professionale ma nel sottinteso di umanità. La sua cordialità instaura e rafforza il colloquio, l’aspetto sobrio volge subito alla disponibilità e la civiltà dei modi incoraggia anche un ragazzo. Degli studi d’Architettura è rimasta fondamentale l’impostazione, nella struttura estetica, nella solidità del dipinto, nella programmazione del lavoro.

Una dimensione teorica che diviene manualità e regola del quotidiano ma lontano da qualsiasi casualità. La pittura, di estrazione informale, non concede improvvisazione e benché il gesto sia deciso, corrisponde sempre al dettato della mente, razionale e vigile in ogni azione. Unica deroga può consistere nell’accensione del sentimento che talvolta emerge protagonista e invade il quadro. Savelli, cultore dei valori umani, ancora nutrito di idealismo, animato dalla fiducia nel bene, vede l’orizzonte come approdo risolutivo di ogni conflittualità e vive quel punto d’arrivo come liberazione dalle ombre del viaggio. È l’orizzonte della storia, della geografia, del pensiero. È lo spazio della conquista che insegna ai suoi ragazzi, ai giovani frequentatori del suo studio, oggetto di dialogo con i colleghi e di riflessione con gli amici.

La serietà del preside non impedisce il piacere della riunione con i compagni di percorso e nel dialogo si intrecciano temi della vita e territori dell’arte. Allora Savelli è uno tra gli altri, con la consapevolezza di partecipazione al coro senza maestro d’orchestra. Ascolta, ribatte, risponde con le metafore d’esempio che derivano dalla sua abitudine didattica, intesse il dibattito e apre nuovi argomenti. Vive il tempo come vasi comunicanti, la scuola, la libertà dell’arte, l’Accademia, trasfusioni e reciprocità di esperienze. Valori che si fondono per scolpire il carattere e dotare la personalità oltre le prerogative del ruolo.

 

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